VENUSIAN/ERIE
Venusian People non è che un nome
a cui si deve offrire un significato
affinché abbia un qualche senso.
È quello che fino ad ora le formichine
che gli stanno girando attorno
hanno cercato di fare.
Che tutti i progetti creativi
si debbano confrontare
con un alto quoziente d'incertezza
è abbastanza scontato.
Non parliamo qui di un'attività
che ha obiettivi chiari da raggiungere
e che si possono facilmente verificare
alla fine del processo
un po' come succede con tutti
quei lavori che si attuano
con operazioni più o meno ripetitive.
I lavori creativi si confrontano
non con la ripetizione
ma con la novità
con situazioni sostanzialmente imprevedibili
e spesso è anche il caso
a far da battistrada.
Io non mi reputo uno unto da chissà quale divinità
o che ha un qualcosa che gli altri non hanno
un'eccezione o un'eccellenza nel panorama dell'umano
per intenderci un genio
e in un certo senso superiore ad altri.
Non è in questo modo che vedo me stesso
e la mia creatività.
Quando finisco un quadro
sono spesso sorpreso da quello che vedo
e lo considero come qualcosa che non mi appartiene
che non è sostanzialmente mio.
Un po' come una madre che genera un figlio
certamente vi è un legame tra loro
ma il figlio è un essere a sé
non è una parte della madre
non è un pezzo di lei
anche se per un po'
ha vissuto nel suo grembo.
In questa prospettiva
la realizzazione creativa
non è affatto
una nostra rappresentazione
non ci rappresenta
piuttosto c'interroga
e se sappiamo ascoltarla
c'insegna qualcosa di noi
qualcosa del nostro mondo.
Venusian People io lo intendo
alla stregua di un'opera del genere.
Non un'opera che mi appartiene
ma che se ascoltata
saprà insegnarci qualcosa.
Questo processo
seppur si possa portare avanti
alla tastiera di un computer
con una matita in mano
un pennello
o chissà cos'altro
non può però generarsi
solo in questi modi.
Come per la cultura di un campo
(e anche in ogni altro ambito
in cui si vuole che cresca qualcosa)
anche per la creatività umana
serve un substrato fecondo
che gli permetta
di germogliare.
Ci vuole alla base un confronto
un dialogo
ci vuole una rete di rapporti
altrimenti l'arte non cresce
rimane solo un'espressione
autoreferenziale
non si confronta col mondo
non entra in rapporto con esso.
È in questo senso che
si è reso indispensabile
che Venusian People
non sia solo l'opera di una persona
ma piuttosto una sorta d'involucro
da colmare
un proposito a cui dare forma
con più mani
più forze
più entusiasmi.
L'idea dei Cammellieri dell'Orsa maggiore
è nata proprio per questo
per dare un nome a chi vuole
interagire creativamente
misurandosi con l'incertezza
di risultati che non sono
affatto scontati
ma anche per dare spessore
a quel nuovo
che queste persone sentono
con forza
essergli richiesto
di voler nascere.
A chi si percepisce
in questo stato "interessante"
tradotto
tra il primo e il nono mese
sappiate che il vostro cammello
vi attende
vi basta un fischio
venusiano
che non so affatto come possa essere
ma che quando lo farete
il vostro cammello
lo capirà
e sarà da voi.
Buone gobbe
Attilio