VENUSIAN/ERIE
Il nostro tempo
è
o non è
un tempo di crisi?
Non esistono crisi
evidenti a tutti
e per tutti.
Questo perché già
la parola stessa lo suggerisce
la crisi deriva il suo significato
da scelta, giudizio, decisione.
La crisi
deriva da una valutazione
personale, collettiva
sporadica o univoca
ma in tutti i casi
non sotto gli occhi di tutti.
Quando qualcuno ad esempio
alla fine dell'Ottocento
decretò la morte di Dio
sceglieva che Dio fosse morto.
In effetti la crisi
nasce da una valutazione
qualitativa
ossia quando qualcosa
giunge ad essere ciò che è
solo dopo essere divenuto
qualcos'altro.
Nel mondo tutto diviene costantemente
qualcos'altro
anche se a prima vista non ci sembrerebbe
tuttavia ci sono momenti in cui
il cambiamento è più evidente
quando un bambino diviene adolescente
ad esempio
una guerra miete migliaia di vittime
un terremoto si abbatte su una città.
Situazioni che ci richiedono di vedere
quelle stesse cose
non con gli occhi
con cui le abbiamo sempre viste
ma con un altro sguardo.
Chi vuol comprendere la realtà
deve confrontarsi con delle scelte
deve in un certo senso capire
se c'è o non c'è una crisi.
Per chi è abituato a non comprendere nulla
e vuol continuare a non farlo
perché preferisce ritenersi inscalfibile
e di conseguenza decidere
come le cose siano e stiano
questo problema non esiste.
Ma per chi vuol comprendere
e farsi carico della realtà
non come desidera che sia
ma come si dimostra
allora la questione di
stabilire se la nostra epoca
sia un'epoca di crisi o meno
ha la sua importanza.
Che Dio fosse morto
mostrava
che non era più possibile
vedere il mondo
come era stato visto
fino ad allora
perché tutto ciò che
era stato giustificato
con l'esistenza
di un'entità sovrumana
era crollato.
Le narrazioni
delle religioni confessionali
non reggevano più nei confronti
delle scoperte scientifiche
che mostravano come le cause
di certi fenomeni naturali
avessero tutt'altra motivazione
che non quella di Dio.
Uno dei cambiamenti più rilevanti
del resto
è la morte
in tutte le sue forme
anche di chi a prima vista
sembrerebbe immortale.
Un paradosso dunque la morte di Dio?
Sì.
Difatti non mi sembra che
la scienza l'abbia ucciso del tutto
non è poi così onnisciente nemmeno lei
e poi Dio ha i suoi rifugi.
Uno di questi è la nostra coscienza.
Siamo portati a considerare
il nucleo di noi stessi
una sorta di santuario
dove il nostro pensiero
e il nostro vederci pensare
abbia qualcosa d'incredibile
e sostanzialmente sovraumano.
Siamo per lo più convinti
di non essere solo animali pensanti
ma che qualcosa che oltrepassi
la semplice oggettività di noi stessi
esista in noi.
Questa entità
per alcuni chiamata anima
per altri il credo dei filosofi
oggi è in crisi.
Se non fossimo gli unici a poter
pensare, ragionare, riflettere su noi stessi
prendere decisioni, fare scelte
avere una condotta morale
basata su credenze e principi
esclusivamente nostri
cosa sarebbe di quel lumicino divino
che crediamo esista perennemente in noi?
Che il pensiero e la coscienza
possano oggettivarsi
in numeri, algoritmi
processi meccanici
se tutto ciò che noi crediamo
sia frutto di un mistero
che custodiamo devotamente
dentro noi stessi
potesse essere riproducibile
da una semplice macchina
allora quello che noi chiamiamo
spirito
dovrebbe essere considerato
cosa
ossia una semplice cosa tra le cose.
Tutto ciò è quanto si sta profilando
con l'intelligenza artificiale
che un inscalfibile ha nominato
super intelligenza.
Un Super che sembra proprio
abbia tutta l'intenzione
di prendere il posto di quel Dio
che a suo tempo
si era rifugiato in noi.
E se così fosse
allora dovremmo dichiarare
non solo la sua morte
ma bensì anche la nostra.
Che la morte dell'uomo
come necessità di vederci
in modo diverso
da come ci siamo visti fino ad ora
sia una necessità data
da questo nostro tempo
di cambiamento/crisi
che stiamo vivendo
a me pare piuttosto evidente.
Tuttavia credo
che non ci sia molto da fare.
Rifiutare che le cose cambino
non è mai salutare
affrontarle
sì.
Constatare e valutare questa crisi
è un inizio per non smarrire la strada
per non farci rubare quell'umanità
che l'intelligenza artificiale con la sua presunzione
vorrebbe in un certo modo sottrarci.
Ciò che ci serve
non è dunque un sistema di difesa che impedisca
alla super intelligenza di distruggere l'umanità
come sostengono i suoi costruttori
e sostenitori più fedeli
che così facendo non fanno altro
che ostentare la loro onnipotenza
ma un nuovo modo di vedere l'uomo
e in sostanza la nostra umanità.
Ciò che serve è una visione aliena
dell'uomo stesso
in altre parole una visione venusiana
dell'intero problema.
Ed è per questo che urlo:
UDITE UDITE!
I Cammellieri dell'Orsa Maggiore
sono ormai nati
la carovana ha iniziato il suo peregrinaggio
nel grande deserto sconfinato
lì dove tutto può nascere
se ha almeno un senso
e morire
se non può averne
nemmeno uno.
Auguriamoci mantengano ardente
l'umanità che è in loro
la medesima che
con la sacralità della vita
è in tutti noi.
Attilio